gender

  • TEATRO PICCOLO BELLINI
     
    Via Conte di Ruvo, 14
     
    80135 - Napoli (NA)
     
    UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA 

    ideazione e testi Liv Ferracchiati

    dal 12 al 17 febbraio 

     
     
    Ultimo capitolo della Trilogia sull'Identità, progetto ideato da Liv Ferracchiati e realizzato con la sua compagnia The Baby Walk, Un Eschimese in Amazzonia ha vinto il Premio Scenario 2017. Lo spettacolo porta in scena un confronto tra una persona transgender – l’Eschimese – e la società, qui rappresentata dal Coro. Il titolo, che prende spunto da una dichiarazione dell’attivista e sociologa Porpora Marcasciano, fa riferimento a quel contesto socio-culturale che «compromette, ostacola e falsifica un percorso che potrebbe essere dei più sicuri e dei più tranquilli»: la presenza degli “eschimesi” nella società chiede di rimettere in discussione le regole. Il Coro, metafora della società, conforme alla Norma, parla all’unisono con una gestualità a tratti robotica e viene contrastato dall’Eschimese, che si sforza di avere una visione autentica della propria vita, senza però essere immune da altri convenzioni e luoghi comuni. Una pièce in cui la parola, come spiega Liv Ferracchiati, «diventa metafora della fragilità di qualsiasi forma scegliamo per noi stessi».
     
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    "...Vi faremo credere che il crocifisso è Conchita Wurst che fa l’aeroplano. Riscriveremo i testi sacri, tutti. Per i musulmani,
    non ci saranno più le settantadue vergini ad aspettare i guerrieri della jihad in paradiso, ma altrettanti go-go boys. Eva non sarà più nata da una costola di Adamo, ma da un orecchino di Vladimir Luxuria. Dio non ha mai distrutto Sodoma, ha solo ristrutturato il privé. I buddisti della Soga Gakkai non reciteranno più “nam myoho renge kyo”, ma balleranno con fomento YMCA..."

  • L’umorismo sanremese, nel corso della seconda serata, è stato affidato al Mago Forest che, probabilmente a corto di brillantezza, ha deciso di dare prova di sessismo e maschilismo condito della consueta e drammatica transfobia.

    Il comico, salito sul palco del Teatro Ariston - evocando una sorta di roulette russa umana - ha esordito dicendo “Di solito noi prendiamo cinque trans e una donna vera, lo sfigato che perde si cucca la donna vera, perché non vieni anche tu Claudio?”.
    Questa battuta - e l’intero sketch esplicitamente sessista - ha provocato una giusta ondata di riprovazione sui social.

    A tal proposito, Daniela Lourdes Falanga, delegata di Arcigay Napoli alle politiche trans e presidente di Arcigay Vesuvio Rainbow, ha dichiarato: “Essere donne o uomini non è un’ambizione né una peculiarità cromosomica, ma una caratteristica della mente che genera fantasie, speranze e rappresentazioni che lega all’uno o all’altro genere. Le donne sono donne quindi e non si distinguono, come ha ironizzato il Mago Forrest, in vere e false, ma si connaturano all’espressione dell’intelletto.
    Usare a sproposito, e in un contenitore televisivo quale quello di Sanremo, il dolore e il coraggio delle persone trans per generare comicità, è una negazione di quei principi racchiusi negli inalienabili diritti umani che preservano l’umanità da qualsiasi tipo di sopruso. Bisogna smetterla con questa irresponsabilità. Questo tipo di azioni sono vergognose e manifestano ignoranza.”

    “Le persone lgbt - aggiunge Claudio Finelli delegato cultura di Arcigay - sono vittime di quotidiane discriminazionI, anche apparentemente ‘innocue’ che ne trasformano l’esistenza in una via crucis di piccole e grandi mortificazioni”

    Proprio oggi, Arcigay Napoli ha raccolto la segnalazione di un tipico caso di discriminazione legata all’identità di genere. La vittima è una giovane associata gender-fluid  che voleva acquistare una felpa nel reparto maschile dello store Alcott di Via Toledo a Napoli. Uno store che propone i suoi capi d’abbigliamento a un’utenza giovane e che, dunque, dovrebbe intercettare più facilmente le esigenze di giovani generazioni che si vogliono liberare delle gabbie di genere e degli stereotipi comportamentali.

    La giovane è stata mortificata dalla commessa che le ha imposto di misurarsi la felpa nei camerini del reparto donna, nonostante fossero collocati ad un altro piano.

    Il siparietto televisivo del Mago Forest e quanto accaduto in un negozio del centro di Napoli sono collegati da un filo rosso che bisogna assolutamente recidere, un filo rosso che ci racconta di quanta omotransfobia e di quanti pregiudizi legati all’identità di genere sia ancora pregna la nostra società e di quante piccole e continue mortificazioni debbano subire le persone lgbt, sia nella rappresentazione mediatica che durante un semplice momento di svago, come quello dello shopping.

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